sabato 20 febbraio 2010

Modelli INTRASTAT 2010: come fare per spedire i modelli di gennaio.

Come tutti sanno, dal 2010 è stato introdotto l’obbligo di presentazione dei modelli INTRASTAT con modalità esclusivamente telematica, in luogo di quella cartacea o su dischetto che potevano in precedenza essere consegnate all’Agenzia delle Dogane o anche inviate per posta con lettera raccomandata.
Già in precedenza era possibile la presentazione telematica attraverso il servizio delle dogane EDI, ma era facoltativo, per cui l’utilizzo era di fatto riservato ai grossi operatori, aziende, spedizionieri o studi.
Il sistema telematico doganale non era molto popolare in quanto il suo funzionamento era alquanto carente e richiedeva una buona dose di pazienza per il suo utilizzo e per l’interpretazione dei possibili messaggi di errore ed altre difficoltà operative. Niente a che vedere con Entratel, il sistema utilizzato dall’Agenzie delle Entrate, il cui funzionamento è di gran lunga migliore, anche per il consolidamento del know how che tutti i professionisti hanno ormai accumulato nel corso degli anni.
L’avvento della telematica obbligatoria per i modelli INTRASTAT, e l’obbligo di compilazione anche per le prestazione di servizi intracomunitari, ha avuto una lunga fase di gestazione, due anni circa, che non sono stati sufficienti a chi di dovere a predisporre i modelli ministeriali, le istruzioni e le specifiche tecniche necessarie per le case di software che di fatto mettono in condizione gli operatori di redigere le dichiarazioni. Ferma è stata la decisione di anticipare la scadenza di presentazione (al 19 del mese successivo, in un primo momento, poi al 25, pare) e l’annuncio che non ci sarebbero state proroghe.
Il risultato è stato il caos più totale. Dapprima la circolare dell’Agenzia delle Entrate del 17 febbraio, poi quella dell’Agenzia delle Dogane del 19 febbraio, non sono riuscite a fugare i numerosi dubbi che attanagliano gli operatori.
Infatti si parla di sostanziale impunità per gli errori commessi nella compilazione, a patto che vengano poi corretti entro il 20 luglio 2010. L’errore presuppone la presentazione del modello. Nulla viene detto in merito alla omissione, per cui si arguisce che se un contribuente non riesce a spedire il modello, non potrà invocare la sanatoria.
Sulla stampa specializzata si sono visti vari consigli per evitare di incorrere nell’errore insanabile.
Ecco come fare per limitare i danni e quando.
Posto che la compilazione dei modelli relativi ai servizi è impossibile in quanto non è ancora prevista da una legge in vigore e visto che non ci sono ancora dei modelli approvati e le case di software non hanno potuto preparare i programmi, la presentazione del modello di gennaio si deve limitare all’INTRA acquisti e cessioni di beni.
La presentazione è ora possibile in formato elettronico su dischetto, e va effettuata entro oggi 20 febbraio 2010. La scadenza è quella “vecchia”, visto che la nuova fissata al 25 febbraio non è ancora operativa.
La presentazione in forma cartacea non è più consentita dalla data di entrata in vigore del Dlgs n. 18 del 2010, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. Per cui, chi avesse già spedito il modello cartaceo non deve temere delle sanzioni.
La presentazione in via telematica è possibile entro il 25 febbraio 2010, che coincide sia con la scadenza vecchia sia con la nuova.
I più penalizzati sono a mio avviso i contribuenti che effettuano l’invio telematico. Infatti devono seguire le seguenti fasi:
1. Devono compilare i modelli con il proprio software.
2. Lo controllano con la funzione sul nuovo Intraweb 11.00, che è l’unico in grado di verificare la nomenclatura combinata in vigore ad oggi, a differenza del programma vecchio che non è in grado di farlo.
3. Lo spediscono con il vecchio Intraweb 9.01, in quanto il nuovo programma delle dogane non funziona e comunica che “non esistono modelli approvati”. A questo punto incrociano le dita e sperano che il sistema accetti i file spediti.
Si spera comunque che entro il 25 febbraio, visto l’annuncio dell’approvazione dei modelli, le Dogane rendano utilizzabile il nuovo programma Intra web 11.00.
Ovviamente, tutte le spedizioni in tal modo effettuate sono da intendersi come provvisorie, per cui una volta che saranno disponibili i programmi per gli intra servizi, tutti gli interessati dovranno integrare i modelli già presentati, con modalità da definire, entro il 20 luglio 2010.
Questa è la sintesi di uno dei più grossi casini avvenuti in campo fiscale negli ultimi anni in Italia ed è ben lungi dall’essere risolto.
Dott. Lorenzo Esposito

sabato 28 novembre 2009

La riduzione dell’acconto IRPEF. Ovvero la moltiplicazione dei pani e dei pesci

La scadenza di fine novembre, cioè quella relativa al versamento del secondo acconto IRPEF, IRES, IRAP e INPS autonomi, quest’anno fa meno paura che in passato. Almeno per ciò che riguarda l’IRPEF.
Infatti il Governo ha emanato un decreto legge che riduce di 20 punti percentuali l’acconto IRPEF 2009, la cui seconda rata scade appunto il 30 novembre.
Spieghiamoci meglio per i non addetti ai lavori. L’IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, si paga per i lavoratori autonomi, due volte all’anno, a differenza che per i lavoratori dipendenti che subiscono le “trattenute” in busta paga e quindi non hanno tale problema.
A giugno si paga, oltre al saldo dell’imposta dovuta per l’anno precedente, un acconto commisurato al debito d’imposta risultante dalla dichiarazione. Tale acconto, per l’IRPEF è pari al 40% del 99% dell’imposta risultante dal rigo “differenza” del Modello Unico dell’anno precedente. Questo è il conteggio effettuato quest’anno dai contribuenti per il primo acconto.
Il 30 novembre scade invece il secondo acconto che per legge è calcolato come il 60% del 99% dell’imposta dovuta nell’anno precedente. Quest’anno il decreto del Governo è intervenuto su tale conteggio ed ha stabilito che l’acconto IRPEF complessivamente dovuto per l’anno 2009 è pari al 79% invece che il 99%.
In tal modo non è stato rideterminato solo il secondo acconto, bensì anche il primo che è già stato versato nel mese di giugno, salvo rateizzazioni. La differenza già versata in più, pari al 40% sul 20% verrà recuperata in sede di pagamento del 2° acconto, consentendo un effetto ancora maggiore.
Esempio numerico. Se dal rigo differenza risultano € 10.000 e il primo acconto è stato versato per 10.000x99%*40%= 3.960, il secondo acconto non sarà 10.000*99%*60%= 5.940 come avveniva l’anno scorso.
E non sarà neppure 10.000*79%*60%= 4.740 che sarebbero dovuti nel caso in cui fosse stato ritoccato solo il 2° acconto.
Sarà invece così calcolato: 10.000*79%-10.000*99%*40%= 3.940 e cioè il 79% al netto di quanto già versato come primo acconto. La differenza che resta nelle tasche del contribuente usato come esempio è pari a 5.940-3.940= 2.000 euro!
Questo è il motivo per cui i lavoratori autonomi avranno a disposizione più denaro per le spese di Natale e delle feste e contribuiranno sicuramente a sostenere la nostra economia in crisi. I lavoratori dipendenti in realtà hanno già la tredicesima che svolge questa funzione, quindi non sono penalizzati.
In tal modo il governo ha effettuato la creazione di “moneta virtuale” per immettere liquidità nel sistema commerciale ed economico in generale. Quindi ha fatto un’ottima manovra economica.
Però attenzione: è stato ridotto solo l’acconto del 2009, non le imposte. Quindi a giugno dell’anno prossimo il contribuente dovrà pagare le imposte ordinarie e, se non ci sono sostanziali differenze di reddito rispetto all’anno precedente, dovrà restituire quei 2000 euro che gli sono stati lasciti in tasca a novembre.
Ma a ben vedere il momento economico è talmente incerto che potendo mangiare metà pollo oggi e metà domani, si preferisce mangiarlo tutto subito e poi più avanti vedremo….